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Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev (Svezia, Danimarca 2008)
thriller svedese tratto dal primo romanzo della vendutissima trilogia di Stieg Larsson.


Passengers – mistero in alta quota di Rodrigo García (USA 2008)
Stentato thriller che racconta le vicende di un piccolo gruppo di scampati ad un grave incidente aereo e della giovane psicologa incaricata di aiutarli ad elaborare l’accaduto. Ma ci sono incongruenze nei racconti dei superstiti e alcuni di loro scompaiono misteriosamente. Così, la giovane psicologa (Anne Hathaway) si trova ad indagare sulle reali cause dell’incidente. Garcie mette insieme un’opera noiosa e pasticciata, semina abbondantemente indizi e false piste lungo tutto il film per poter preparare lo spettatore ad un colpo di scena finale, che in realtà è palese già alla prima mezz’ora. I personaggi di contorno che dovrebbero essere inquietanti tendono più al ridicolo. Così pure sono vani i tentativi del regista di ricreare atmosfere alla Shyamalan. La Hathaway fa del suo meglio, ma per qualche misteriosa ragione sembra convinta che una giovane e sensibile psicologa debba per forza avere sempre stampata in viso una espressione di dolorosa sorpresa da trota appena pescata. Anche gli altri attori non sono meglio e sembrano muoversi con un certo impaccio. In definitiva è un film soporifero, con un trama già vista e male costruita.
Voto: 6 secchi di vomito
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Funny games di Michael Haneke (USA, Francia, Gran Bretagna, Austria, Germania e Italia, 2007)
Haneke gira un remake ambientato negli Stati Uniti del suo film del 1997 ad ambientazione europea. La storia è semplice e inquietante: un giovane famigliola in vacanza sul lago viene sequestrata da una bizzara e sadica coppia di ragazzi cortesi e feroci. Fin qui niente che non si sia già visto. Quello che spiazza è l’approccio del regista, che come i due psicopatici protagonisti, si mette a giocare sadicamente con lo spettatore, spostando continuamente i gradini di questa spirale di violenza, lasciando falsi indizi e false soluzioni. Minuto dopo minuto, trascina lo spettatore in un disarmante clima di angoscia e imprevedibiltà.
Molto bravi Naomi Watts e Tim Roth nei panni della felice coppia presa in ostaggio. L’unica parte che forse lascia perplessi è il surreale rewind degli eventi durante il secondo tempo, che suona gratuito e pretenzioso.
Siete dei genitori giovani e un po’ apprensivi? Allora evitate questo film.
Voto: 3 secchi di vomito
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Hard Candy di David Slade (USA 2005)
Inquietante film noir ambientato negli Stati Uniti ma parzialmente ispirato ad un fatto di cronaca accaduto in Giappone. La regia è di David Slade. Un giovane e promettente regista britannico di cui abbiamo già parlato per “Trenta giorni di buio”.
Nel film un ricco fotografo trentenne sospetto pedofilo conosce una ragazzina di 14 anni via chat, la invita in un locale e poi a casa sua. Ma quando sembra che lo squallido rituale di circuizione si stia compiendo, le parti si invertono e la preda diventa cacciatrice. Il regista gioca abilmente con lo spettatore. Con un sottile gioco di equilibri, sposta di continuo i due personaggi dal ruolo di vittima a quello di torturatore, rovesciando l’empatia dello spettatore, che prima solidarizza con la ragazza, poi con il fotografo (soprattutto durante una terribile scena), poi di nuovo si ha a cuore la sorte della ragazzina. Piccoli e mirati colpi scena spiazzano, seminano dubbi e ipotesi di sviluppo della trama. Chi è il lupo assassino, chi l’agnello, che fine ha fatto una terza ragazza scomparsa.
Attorno ad un tema che è gia inquietante di suo, il regista tesse un filo di tensione, di violenze viste e soprattutto non viste, di imprevedibilità che inchioda lo spettatore alla poltrona per tutto il film. Alla fine ci si trova stremati e un poco turbati da questa pellicola.
Il film ha vinto diversi premi e meritatamente direi. La regia è ineccepibile e anche gli attori sono notevoli: Patrick Wilson veste i panni del fotografo trentenne ed Ellen Page quelli della ragazzina. La Page è una brava e simpatica attrice canadese che per l’aspetto minuto si ritrova spesso a interpretare personaggi molto giovani. Ha già all’attivo diversi film tra cui il recente “Juno”.
Voto: 2 secchi di vomito
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Awake – Anestesia cosciente di Joby Harold (USA 2007)
Thriller bizzarro e un po’ inquietante.
Clayton Beresford è un giovane miliardario con una madre bella ma possessiva, una fidanzata segreta e un cuore malandato da sostituire. Il destino vuole che la stessa notte in cui sposa l’amata fidanzata, si trovi finalmente un donatore per il suo trapianto di cuore e sempre per uno scherzo del destino, l’anestesia totale non funzioni perfettamente e Clayton si ritrovi così incapace di muoversi, ma perfettamente lucido e cosciente, in grado di percepire tutto, dolore compreso.
Devo ammettere che l’idea in se è raggelante e quando sullo schermo si arriva alla prima incisione e alla divaricazione sternale, lo spettatore tende ad appallottolarsi nella poltrona. Fortunatamente il regista non impone al pubblico la tortura del paziente per tutto il resto del film. Dopo i primi agghiaccianti minuti, Clayton inizia a combattere il dolore cercando di distrarsi, di concentrare i pensieri sulla giovane sposa e su immagini del passato. Ecco, che si possa riuscire a ignorare il dolore fisico mentre ti aprono il torace come un tacchino il giorno del ringraziamento è davvero poco credibile, ma da spettatore attento alla propria sanità mentale devo ammettere di avere ringraziato il cielo (e un po’ anche il regista) per questa forzatura.
Ma torniamo al povero e inciso Clayton. Mentre cerca di resistere all’operazione, coglie alcuni frammenti di dialogo che svelano parte di una cospirazione che lo vuole morto. A quel punto deve cercare di capire chi e perché. Il resto del film si sviluppa quindi tra ricordi, allucinazioni e colpi di scena (alcuni riusciti, altri meno), fino ad arrivare a un finale scontato.
Perciò, che dire… Per essere un film in cui il protagonista passa una buona parte del tempo disteso su un tavolo operatorio, non è poi tanto male. L’idea è buona e lo sviluppo degli eventi coinvolgente. Gli attori sembrano abbastanza credibili. (diciamo alcuni di più, altri meno). Terrence Howard è bravo come sempre, Hayden Christensen e Jessica Alba fanno quello che possono.
Tutto sommato, poteva andare peggio.
Voto: 4 secchi di vomito

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