La ragazza che giocava con il fuoco di Daniel Alfredson (Svezia 2009)
Secondo capitolo cinematografico tratto dalla trilogia letteraria di Stieg Larsson. Ritroviamo Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander alle prese con indagini e omicidi. Come scrivevo mesi fa, il primo film di Niels Arden Oplev era nel complesso di livello professionale, con una buona fotografia e una recitazione credibile e dignitosa (anche nei personaggi secondari). Certo, peccava qui e là di qualche ingenuità nella regia e di una certa goffaggine nella gestione delle scene di azione, ma nell’insieme era un buon film.
Avevo pensato che, visto il discreto successo del primo film e la fama dei romanzi da cui era stato tratto, la decisione di sostituire il regista dipendesse appunto dalla necessità di una regia ancora più professionale.
Potrete comprendere quindi la delusione quando mi sono trovato davanti a questa bizzarra pellicola. Dire che la regia sia dozzinale è un eufemismo. Se il primo film ogni tanto scadeva in atmosfere alla Derrick, questo lo fa per tutta la lunghezza della proiezione. Fotografia inesistente, regia da fiction tv europea, attori maldiretti, attori secondari impacciati e inespressivi. Dove accidenti l’hanno trovato questo regista? Negli Ovetti Kinder?
Per non parlare della narrazione: confusa e stentata. Una pellicola in grado di sterminare una mandria di bufali per la noia. Pare che questo regista da tv di provincia abbia già girato anche il terzo capitolo della trilogia Millennium. I miei complimenti per la produzione. È raro e quasi magico assistere a episodi così plateali di autoaffondamento.
Voto: 7 secchi di vomito




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