
Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee (USA/Italia 2008)
Sì lo so, l’ultima fatica di Spike Lee ne ha già passate tante. Bersagliato dalla critica sia negli Stati Uniti che in Italia, un disastro al botteghino, travolto da una vespaio di polemiche (perlopiù inutili o strumentali) sulle inesattezze storiche, o accuse di revisionismo. A questo riguardo, in genere ritengo che sia sbagliato considerare un film sullo stesso piano di un documentario o di un saggio storico e che sia comprensibile che un’opera di fiction romanzi alcuni fatti, prendendosi alcune licenze creative. Ma devo ammettere che stavolta mi trovo d’accordo con una delle critiche mosse. Se davvero la trama pretendeva un complice della strage tra i partigiani e quindi una forzatura di un certo peso della realtà storica, sarebbe stato molto meglio non fare riferimento ad una strage di civili in particolare, ma crearne una fittizia, adatta alle esigenze narrative.
Premetto che trovo encomiabile che si parli degli orrori del nazifascismo, soprattutto in tempi in cui c’è una certa tendenza a dimenticare o minimizzarne la gravità. Ma questo non toglie che che il film in quanto opera narrativa fatichi a funzionare. Spike Lee tenta di reinventare completamente il genere bellico, mescolando troppi elementi: il razzismo in patria e nell’esercito, la brutalità della guerra, la fame e il malcontento tra file tedesche, gli attriti e le diversità all’interno della stessa pattuglia, le contraddizioni del confronto tra fascisti e partigiani, gli eccidi di civili, l’elemento magico del bambino, il prologo del reduce invecchiato, le scene di combattimento, i flashback e l’epilogo melenso. Troppi eventi, sfaccettature e chiavi di lettura che finiscono per trasformare il film in un minestrone confuso. A questo si aggiungano parecchie cadute di livello: molte scene tra cui quelle ambientate negli stati uniti dopo la guerra sono stentate, l’apparente difficoltà a dirigere gli attori italiani, una certa povertà di regia e dinamismo nelle scene di azione. Il risultato è un film ambizioso, confuso e frammentario. decisamente deludente.
Voto: 6 secchi di vomito
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