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The guard

The guard (Canada 2008)

Serie tv canadese che racconta le avventure di una squadra della guardia costiera della British Columbia. La serie sembra un Baywatch invernale con qualche ambizione. I salvataggi, l’intreccio di drammi e microstorie dei protagonisti… insomma, la solita formula utilizzata dai telefilm di questo genere, ovvero di quelli che seguono le vicende di pompieri, paramedici, etc.
Solo che al contrario dei suoi gemelli statunitensi, ”The guard” brilla per una regia sbiadita, una fotografia deprimente, attori lasciati in balia di loro stessi, un protagonista con la morfologia e l’espressività di un furgone, un montaggio scadente e una notevole imperizia nel girare sia le scene di azione che gestire i dialoghi degli attori. La puntata pilota poi è straordinariamente brutta. La qualità complessiva delle puntate successive migliora (ma di poco).

Detto questo, devo ammettere che nel complesso la serie non è terribile. Baywatch era oggettivamente peggio. Gli sceneggiatori di “The guard” sembrano cavarsela meglio del resto della troupe. Ma questo certo non salva la serie.

Un solo dubbio: ma in British Columbia c’è mai il sole?

Voto: 6 secchi di vomito

Dirty Sexy Money

Dirty Sexy Money di Craig Wright (USA 2007) Prima stagione
Bizzarra serie televisiva che sembra fondere “Dallas” e “I Tenenbaum”.
Protagonista, Nick George, un giovane avvocato dai sani principi che deve prendere il posto del padre (morto in un sospetto incidente aereo) come avvocato di famiglia della più ricca e chiaccherata di Newyork.
Come spesso capita la puntata pilota è intrigante, ma il resto della stagione si invischia in eccessi di macrotrama (chi ha ucciso il padre di Nick? chi è il figlio illegittimo nella famiglia Darling) e la vagonata di intrighi, scandali, gelosie e intrallazzi sentimentali che in genere vengono usati ed abusati per tentare di fidelizzare lo spettatore alla serie Tv.
Anche se la serie è ben confezionata con una fotografia elegante, una buona regia ed un cast notevole (Donald Sutherland, Jill Clayburgh, William Baldwin), la formula di “Dirty Sexy Money” tende subito a stancare. Il tono grottesco e comico di questa famiglia scandalosamente ricca e decadente abbinato ad una trama contorta e parzialmente drammatica, tende a non funzionare del tutto. Per non parlare dell’odioso attore che interpreta Nick Geroge, ovvero Peter Krause protagonista della bella serie “Six Feet Under”, che sa esibire anche qui come in “Six Feet Under” solo tre espressioni: perplesso, irritato e perplesso-irritato.
Fantastica invece come sempre l’interpretazione di Donald Sutherland, sempre qualche metro sopra il resto del cast. Ma che non basta a salvare questa serie dal meritato oblio. La ABC infatti ha cancellato “Dirty Sexy Money” dal proprio palinsensto alla fine della seconda stagione a causa del basso seguito del pubblico.
Voto: 5 secchi di vomito

DirtySexyMoney

Dirty Sexy Money di Craig Wright (USA 2007) Prima stagione

Bizzarra serie televisiva che sembra fondere “Dallas” e “I Tenenbaum”. Protagonista, Nick George, un giovane avvocato dai sani principi che deve prendere il posto del padre (morto in un sospetto incidente aereo) come avvocato di famiglia della più ricca e chiaccherata famiglia di New York.

Come spesso capita, la puntata pilota è intrigante ma il resto della stagione si invischia in eccessi di macrotrama (chi ha ucciso il padre di Nick? chi è il figlio illegittimo nella famiglia Darling) e la vagonata di intrighi, scandali, gelosie e intrallazzi sentimentali che in genere vengono usati ed abusati per tentare di fidelizzare lo spettatore alla serie Tv. Anche se la serie è ben confezionata con una fotografia elegante, una buona regia ed un cast notevole (Donald Sutherland, Jill Clayburgh, William Baldwin), la formula di “Dirty Sexy Money” tende subito a stancare. Il tono grottesco e comico di questa famiglia scandalosamente ricca e decadente abbinato ad una trama contorta e parzialmente drammatica, non funziona del tutto. Per non parlare dell’odioso attore che interpreta Nick George, ovvero Peter Krause protagonista della serie “Six Feet Under”, che sa esibire anche qui come in “Six Feet Under” solo tre espressioni: perplesso, irritato e perplesso-irritato. Fantastica invece come sempre l’interpretazione di Donald Sutherland, sempre qualche metro sopra il resto del cast, ma che non basta a salvare questa serie dal meritato oblio. La ABC infatti ha cancellato “Dirty Sexy Money” dal proprio palinsensto alla fine della seconda stagione a causa del basso seguito da parte del  pubblico.

Voto: 5 secchi di vomito

5secchi

Ghost Whisperer

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Ghost Whisperer di John Gray (USA 2005-2009) prima stagione
L’impietosa Chiara mi ha prestato il cofanetto della prima stagione di questa serie TV. Conoscevo “Ghost Whisperer”. In passato, dopo cena, provato da giornate impegnative, mi ero ritrovato davanti al televisore a guardare questo telefilm un po’ banale, ipnotizzato dallo sguardo da cerbiatto della protagonista (Jennifer Love Hewitt) e dal suo seno giunonico. Vedere l’intera stagione non ha cambiato la mia prima impressione. Quella di una specie di “A-team” per giovani mogli o aspiranti tali. Come in “A-team”, anche in “Ghost whisperer” la maggior parte degli episodi sono la fotocopia della puntata pilota. Per “Ghost whisperer” lo schema fisso è questo: un fantasma che sembra cattivo spaventa (senza esagerare) la protagonista, presto scopriremo che non è davvero cattivo ma ha sofferto in vita e ha dei sospesi con qualche essere vivente (familiari, avversari, etc). Melinda Gordon (la giovane antiquaria dai poteri medianici) entra quindi in contatto con le persone in questione. Queste, prima non le credono, poi con alcune informazioni segrete o personali si fanno convincere, con conseguenti pianti, lacrime a fiumi e buoni sentimenti. Melinda agevola le chiacchere tra trapassato e familiari viventi. Poi il fantasma soddisfatto se ne può andare verso la luce. Questa è la struttura base della maggior parte delle puntate.
Quali sono quindi i motivi del successo di questa serie che si avvia verso la realizzazione di una quinta stagione? Diciamo che è una serie di facile consumo. Sfrutta il terreno emotivo di chi ha perso persone care (ovvero quasi tutti). Ha come protagonista una gnocca fenomenale che riesce a intontire la maggior parte del pubblico maschile (me compreso). Sposata al marito ideale, aitante vigile del fuoco, giovane, simpatico, premuroso, sensibile, comprensivo (una figura mitologica insomma). Questa coppia dei sogni vive in una cittadina disneiana, la piazza del paese dove si affaccia il negozio di Melinda, e dove sono ambientate molte scene del telefilm, è la stessa usata in “Ritorno al futuro”, ad eccezione della torre con l’orologio, che in “Ghost whisperer” è stata tolta. Insomma tutta la serie trasuda buonismo, ricerca della lacrima facile e fa vivere allo spettatore l’illusione che queste coppie perfette, queste rassicuranti cittadine da sogno possano essere credibili (per una quarantina di minuti almeno).
Se proprio dobbiamo rimanere in tema di spettri, spiriti e gente che vede i morti, personalmente preferisco “Medium”. In “medium” gli episodi sono più complessi e intriganti, la famiglia della protagonista incontra, come nella vita reale, problemi di coppia e professionali ed è più verosimile dell’idilliaco quadretto felice di “Ghost whisperer”. Quindi, che dire… mettete “Ghost whisperer” nel lettore dvd solo quelle sere in cui stremati cercate qualcosa che si possa guardare a cervello spento. Per fare quello “Ghost whisperer” è quasi perfetto.
Voto: 5 secchi di vomito
5secchi

The Big Bang Theory

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The Big Bang Theory di Chuck Lorre (USA 2007) Prima stagione
Sempre rimanendo in tema di serie tv, non posso non parlare di “The big bang theory”, Una delle sit-com più esilaranti che abbia visto dai tempi di “Friends”. L’Impietosa Chiara mi ha mostrato alcune puntate della prima stagione in lingua originale sottotitolate in italiano, poi un amico (Bob) è riuscito a recuperare sul web le versioni in streaming sempre sottotitolate in italiano.
Che dire; è assolutamente strepitoso. Una specie di “Tre cuori in affitto” molto nerd. Protagonisti due secchioni che lavorano come ricercatori all’università e che condividono  l’appartamento. Uno Leonard, nerd bassino, dal cuore tenero e perdutamente innamorato della nuova vicina di pianerottolo, Penny. L’altro è Sheldon, talmente nerd da rasentare l’autismo, disinteressato al genere femminile, abitudinario, pieno di ossessioni e con uno smisurato ego. Oltre alla vicina Penny, hanno due amici che bazzicano casa loro: Howard Wolowitz, vanesio ingegnere dallo stile attillato anni 70, convinto di essere un brillante corteggiatore, ma che invece risulta grottesco e ridicolo, e Rajesh Koothrappali ricercatore di origine indiana, che non riesce a parlare con le donne se non è completamente ubriaco.
Chuck Lorre è uno che sa quello che fa (sua era anche la divertente sit com “Dharma & Greg”) Ma con The Big Bang Theory” ha davvero raggiunto la perfezione. Gag e battute a raffica, ottimo affiatamento tra gli attori e personaggi ben caratterizzati. Gli episodi sono originali e si ripetono raramente, con trovate che spesso rasentano la genialità. Insomma mi capita raramente di ridere apertamente mentre vedo una sit-com, al massimo sorrido. Ma con “The Big Bang Theory” è davvero difficile trattenere le risate.
Aspetti negativi? Sì uno solo e non di poco conto. Il doppiaggio in italiano pare sia spaventoso. Probabilmente preoccupati che l’italiano medio che guarda i reality in tv potesse non capire a cosa si riferiscono i protagonisti di questa sit com, i curatori italiani hanno letteralmente stravolto i dialoghi. Devastando gag raffinate con la totale riscrittura di alcune battute, banalizzando i testi e rendendoli più pecorecci. Con che guadagno? quello di rendere la sit com molto meno graffiante e di lasciare perplesso proprio il pubblico a cui sarebbe rivolto il programma, ovvero: nerd, navigatori web, appassionati di videogiochi e spettatori con formazione scientifica. Certo, nell’adattamento in un’altra lingua è normale dover fare delle variazioni dall’originale. Ad esempio per le battute costruite su giochi di parole o che fanno riferimento a personaggi o elementi di conoscenza esclusiva del paese d’origine. Ma non è la prima volta che rimango perplesso dagli eccessi di questi adattamenti, soprattutto quando è palese il tentativo di allargare la fascia di pubblico potenziale anche a costo di massacrare a colpi d’ascia i dialoghi. E oltre alla questione se sia lecito o no riscrivere intere gag, c’è il problema che il curatore italiano non ha certo lo stesso livello di umorismo e competenza di sceneggiatori di sitcom con decenni di esperienza. E la differenza spesso è lampante, e disturba molto di più che sentire nominare un personaggio pubblico che si conosce poco.
Quindi che fare? Provate a cercarli sul web. Come dicevo, fan italiani hanno tradotto gli episodi e caricati sul web per la visione in streaming con sottotitoli in italiano. Oppure fate come il mio amico Ted, ordinate direttamente i cofanetti inglesi.
Voto: 0 secchi di vomito
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Life

Life di Rand Ravich (USA 2007)
prima stagione
Charlie Crews è un detective  della polizia di los angeles che ha trascorso ingiustamente 12 anni in carcere con l’accusa dell’omicidio di un suo amico e della sua famiglia. Che ora dimostrata la sua innocenza è di nuovo libero e con un risarcimento dello stato che l’ha reso ricchissimo.
Nonostante non abbia necessità di lavorare ottiene il suo vecchio posto alla omicidi. Ma alla centrale di polizia non sono esattamente felici del suo ritorno.  Infatti gli affiancano una giovane collega con un passato di tossicodipendente che lìordine informale di tenerlo d’occhio in attesa di un suo passo falso che permetta al dipartimento di liberarsi di lui.
Ma il detective che è tornato dopo 12 anni è un uomo cambiato. La prigione l’ha fatto diventare una specie di poliziotto zen, eccentrico e stralunato, dai modi inconsueti e spiazzanti per le persone che gli sono attorno. Ma non per questo meno efficace sul lavoro. La sua collega Dani Reese, man mano imparerà a conoscerlo diventando sempre meno ostile nei suoi confronti, fino a cominciare a proteggerlo.
Il detective Crews è un eccentrico milionario, ossessionato dalla frutta (in prigione non ne poteva mangiare), che vive in una gigantesca villa vuota in compagnia solo di Ted, un ex galeotto condannato per truffe finanziarie, a cui Crews ha salvato la vita in prigione. Ma c’è un lato oscuro che Crews nasconde. Uno tra i motivi per cui si è ostinato a voler tornare a lavorare è per avere modo di investigare segretamente sull’omicidio di cui era accusato e scoprire chi ha ucciso i suoi amici e l’ha incastrato. Inutile dire che gli indizi portino verso alcuni colleghi della centrale di polizia.
Devo ammettere che ero un po’ prevenuto su questa serie tv.
Non ne avevo sentito parlare bene e d sfuggita avevo visto un episodio in tv e non mi aveva fatto una gran impressione. Ma vista tutta la stagione, ho cambiato idea. La formula della serie in se non è particolarmente originale, In fondo dall’apparizione di Gil Grissom in “CSI Las Vegas” è seguita una valanga di telefilm con protagonisti di talento ma eccentrici, nevrotici, ossessivi, socialmente disadattati. Non è un telefilm fenomenale, ogni tanto emerge una certa povertà di fondo (in alcuni personaggi, nella recitazione, nella costruzione dei nodi che dovrebbero legare gli episodi). Ma per il resto è una serie di buon livello: Ia coppia di detective è intrigante, i due attori abbastanza bravi, i personaggi ben riusciti. Il detective Crews è ben interpretato da Damian Lewis, attore che si era distinto nella parte del maggiore Winters nella bella miniserie di guerra “band of brothers”. La sua controparte femminile detective Reese è interpetato da Sarah Shahi un’attrice di padre persiano e madre spagnola: brava e davvero molto bella.
voto: 3 secchi di vomito
life
Life di Rand Ravich (USA 2007) Prima stagione
Charlie Crews è un detective della polizia di Los Angeles che ha trascorso ingiustamente 12 anni in carcere con l’accusa dell’omicidio di un suo amico e della sua famiglia. Che ora, dimostrata la sua innocenza, è di nuovo libero e con un risarcimento in denaro dello stato che l’ha reso ricchissimo. Nonostante non abbia necessità di lavorare ottiene il suo vecchio posto alla omicidi. Ma alla centrale di polizia non sono esattamente felici del suo ritorno. Così gli affiancano una giovane collega con un passato di tossicodipendenza con l’ordine informale di tenerlo d’occhio in attesa di un suo passo falso che permetta al dipartimento di liberarsi di lui. Ma il detective che è tornato dopo 12 anni è un uomo radicalmente cambiato. La prigione l’ha fatto diventare una specie di poliziotto zen, eccentrico e stralunato, dai modi inconsueti e spiazzanti per le persone che gli sono attorno. Ma non per questo meno efficace sul lavoro. La sua collega Dani Reese, man mano imparerà a conoscerlo diventando sempre meno ostile nei suoi confronti, fino a cominciare a proteggerlo. Il detective Crews infatti è un eccentrico milionario, ossessionato dalla frutta (in prigione non ne poteva mangiare), che vive in una gigantesca villa vuota in compagnia solo di Ted, un ex galeotto condannato per truffe finanziarie, a cui Crews ha salvato la vita in prigione. Ma c’è un lato oscuro che Crews nasconde. Uno tra i motivi per cui si è ostinato a voler tornare a lavorare è per avere modo di investigare segretamente sull’omicidio di cui era accusato e scoprire chi ha ucciso i suoi amici e l’ha incastrato. Inutile dire che gli indizi portino verso alcuni colleghi della centrale di polizia.
Devo ammettere che ero un po’ prevenuto su questa serie tv. Non ne avevo sentito parlare bene e di sfuggita avevo visto un episodio in tv e non mi aveva fatto una gran impressione. Ma vista tutta la stagione, ho cambiato idea. La formula della serie in sè non è particolarmente originale. In fondo dall’apparizione di Gil Grissom in “CSI Las Vegas” è seguita una valanga di telefilm con protagonisti di talento ma eccentrici, nevrotici, ossessivi, socialmente disadattati. E anche “Life” non si discosta da questa linea. Certo non è un telefilm fenomenale, ogni tanto emerge una certa povertà di fondo. Ma si può dire che sia una serie di buon livello: la coppia di detective è intrigante, i due attori abbastanza bravi, i personaggi ben riusciti. Il detective Crews è ben interpretato da Damian Lewis, attore che si era distinto nella parte del maggiore Winters nella bella miniserie di guerra “Band of brothers”. La sua controparte femminile detective Reese è interpetato da Sarah Shahi un’attrice di padre persiano e madre spagnola: brava e molto bella, già vista in diverse serie televisive e soprattutto in “L-world”.
È un peccato che i bassi dati di ascolto della seconda stagione abbiano indotto la NBC a cancellare la serie.
Anche questa serie tv mi è stata segnalata (e prestata) Dall’Impietosa Chiara (sempre affidabile).
Voto: 3 secchi di vomito
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Californication

Californication di Tom Kapinos (USA2007) prima stagione
Altra serie televisiva del genere “Ciao, guarda come sono trasgressivo”. Ma rispetto all’apripista “Nip and cut” e al soporifero “Dirt”, Californication riesce a divertire qui e là.
Interpretato da David Duchovny, che dopo X-files finalmente torna sul piccolo schermo con un personaggio simpatico e ironico.
Nella finzione infatti Duchovny è Hank Moody, uno scrittore in crisi creativa che reagisce all’abbandono della moglie tuffandosi in una estenuante maratona di sesso, alcool, mentre tenta con ostinazione di riconquistare la sua amata ex moglie. Raccontato così  suona un po’ drammatico. In realtà il tono della serie è scanzonato e irriverente. Palesemente ispirato ai personaggi della letteratura Bukowskiana, con amplessi espliciti a raffica, droghe, un inquieto e caustico agente editorale con la tendenza al bondage, una lolita sedicenne che lo importuna il protagonista e qualsiasi altro ingrediente che possa sembrare anche solo lontanamente politicamente scorretto. Questa è la formula che ha decretato il successo di pubblico di Californication.
Pecche della serie? Qualcuna effettivamente c’è. Infatti mentre il lato ironico, provocatorio gira a pieno regime e in linea di massima funziona. La parte sentimentale ed emotiva invece sembra sviluppata e recitata a fatica. Non esattamente una delle mie serie tv preferite, ma indubbiamente divertente.
Ma soprattutto sono contento di rivedere Duchovny. Adoravo X-files e ritualmente ogni anno riascolto mentre lavoro tutte le 9 stagioni di X-files (Beh non sempre tutte nove, le ultime sono abbastanza noiose).
Comunque, se non siete smodatamente puritani e moralisti, vi consiglio questa serie, potrebbe divertirvi.
Voto: 2 secchi di vomito
californication
Californication di Tom Kapinos (USA2007) prima stagione
Altra serie televisiva del genere “Ciao, guarda come sono trasgressivo”. Ma rispetto all’apripista “Nip and tuck” e al soporifero “Dirt”, Californication riesce a divertire qui e là.
Interpretato da David Duchovny, che dopo X-files finalmente torna sul piccolo schermo con un personaggio simpatico e ironico. Nella finzione infatti Duchovny è Hank Moody, uno scrittore in crisi creativa che reagisce all’abbandono della moglie tuffandosi in una estenuante maratona di sesso, alcool, mentre tenta con ostinazione di riconquistare la sua amata ex moglie. Raccontato così  suona un po’ drammatico. In realtà il tono della serie è scanzonato e irriverente. Palesemente ispirato ai personaggi della letteratura Bukowskiana, con amplessi espliciti a raffica, droghe, un inquieto e caustico agente editorale con la tendenza al bondage, una lolita sedicenne che importuna il protagonista e qualsiasi altro ingrediente che possa sembrare anche solo lontanamente politicamente scorretto. Questa è la formula che ha decretato il successo di pubblico di Californication. Pecche della serie? Qualcuna effettivamente c’è. Infatti mentre il lato ironico, provocatorio gira a pieno regime e in linea di massima funziona. La parte sentimentale ed emotiva invece sembra sviluppata e recitata a fatica.
Non esattamente una delle mie serie tv preferite, ma indubbiamente divertente. Soprattutto sono contento di rivedere Duchovny. Adoravo X-files e ritualmente ogni anno riascolto mentre lavoro tutte le 9 stagioni di X-files (Beh non sempre tutte nove, le ultime sono abbastanza noiose).
Comunque, se non siete smodatamente puritani e moralisti, vi consiglio questa serie, potrebbe divertirvi.
Voto: 2 secchi di vomito
2secchi



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