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The plan

The last drop

The plan di Colin Teague (2005)

Film-ciarpame ambientato in Olanda nel 1944 durante l’operazione alleata “Market garden”. Nella pellicola un improbabile gruppo di paracadutisti inglesi viene mandato a recuperare un tesoro nascosto dai nazisti. Vi risparmio il resto della confusa e banale trama. Dico solo che Colin Teague, regista inglese di telefilm andrebbe braccato con i cani e costretto a darsi al giardinaggio. 

Girato nei paesi dell’est Europa come molti altri film a basso budget (Romania probabilmente, visti i nomi della troupe), il film brilla per una totale assenza della recitazione, per un trama frammentaria e delirante, per una regia patetica e per le peggiori scene aeree in CG degli ultimi anni (quasi rimpiangevo i modellini dei film catastrofici degli anni 70).

Il film vede anche la partecipazione di David Zane, che dopo “Memphis Belle” torna a vestire i panni del pilota alleato. Chiaramente i punti contatto tra i due si limitano alla presenza dell’attore. “Memphis belle” è un buon film sulle fortezze volanti, “The plan” è solo spazzatura su pellicola.

Da sottolineare anche l’insensato cambio di titolo della distribuzione italiana (“the last drop” nell’originale) e il terribile doppiaggio.

Voto: 8 secchi di vomito

8secchi

the plan di Colin Teague (2005)
film-ciarpame ambientato in Olanda nel 1944 durante l’operazione alleata “Market garden”. Nella pellicola un improbabile piccolo gruppo di paracadutisti inglesi viene mandato a recuperare un tesoro nascosto dai nazisti. Vi risparmio il resto della confusa e banale trama.
Dico solo che Colin Teague, regista inglese di telefilm andrebbe braccato con i cani e costretto a darsi al giardinaggio. 
Girato nei paesi dell’est Europa (Romania probabilmente, visti i nomi della troupe) il film brilla per una totale assenza della recitazione, per un trama frammentaria e delirante, per una regia patetica e per le peggiori scene aeree in CG degli ultimi anni (quasi rimpiangevo i modellini dei film catastrofici degli anni 70).
Il film vede anche la partecipazione di David Zane, che dopo “Memphis Belle” torna a vestire i panni del pilota alleato. Chiaramente i punti contatto tra i due film si limitano a questo. “Memphis belle” è un buon film sulle fortezze volanti, The plan è solo spazzatura su pellicola.
Da sottolineare anche l’infelice e inutile cambio di titolo (“the last drop” nell’originale) e il terribile doppiaggio in italiano).
voto: 8 secchi di vomito

Days of glory

indigenes

Days of glory (Indigènes) di Rachid Bouchareb (Francia/Marocco/Algeria 2006)

Dignitoso film bellico dedicato alle migliaia di giovani algerini e marocchini che si arruolarono per liberare la Francia dall’occupazione e si ritrovarono a combattere contro i tedeschi e contro un pesante trattamento razzista da parte dei comandi alleati. Non avevano diritto allo stesso rancio, ne a licenze o a promozioni. Lasciati ininterrottamente in prima linea per tutta l’offensiva. Nel film seguiamo un piccolo gruppo di questi soldati nordafricani dall’arruolamento ai combattimenti in Francia e Italia.

Come la maggior parte dei film bellici con budget modesti, anche questo è costretto a scene di combattimento brevi e relativamente povere, soprattutto nella prima parte del film. Ma nel complesso il film non è male. C’è una buona fotografia, la recitazione è apprezzabile e il senso di realismo generale è notevole visto il tipo di produzione. Forse un tono più asciutto, un filo di retorica in meno, meno spazio all’ingombrante personaggio di Said e qualche soldo in più per della computer graphic nelle scene campali e per qualche scena di spostamento di massa in più, avrebbero permesso una narrazione più fluida e coinvolgente.

Voto: 3 secchi di vomito

John Rambo

rambo

John Rambo di Sylvester Stallone (USA 2008) 

Speravamo di esserci lasciati alle spalle lo sguardo ebete di Stallone-Rambo e la sua politica internazionale raccontata a suon di proiettili. E invece no. Grazie al successo del recente e nuovo capitolo dello scongelato Rocky Balboa, Stallone tenta di sdoganare anche quella macchietta armata di Rambo. Sceglie dei cattivi veri (la feroce dittatura militare birmana) e tenta la carta del film denuncia e, per quanto assurdo, in parte ci riesce. Solo in parte, perché come nei capitoli precedenti, la pellicola è fondamentalmente una continua sequenza di morti e feriti. Crivellati, esplosi, mutilati, presi a baionettate, a colpi di frecce, strangolati. Rambo, si sa, è uno versatile e uccide i cattivi in tutti i modi, credo che non li accoppi anche a colpi di ferro da stiro solo perché nei villaggi non c’è elettricità. 

Stallone ha firmato la sceneggiatura, diretto e interpretato questo inutile film. Probabilmente curava anche il servizio di catering. Devo ammettere che nonostante sia frutto della sua muscolosa mano, il film è tecnicamente discreto. C’è una buona fotografia e un certo sanguinoso realismo nelle scene di combattimento. Un realismo quasi morboso direi. I proiettili e le granate squarciano le carni, amputano, disarticolano, il tutto in un lago di sangue (il tipo che riforniva il set di sangue finto deve essere diventato milionario). 

Il resto del fim invece è patetico. I dialoghi sono ridicoli. I personaggi sono piatti e caricaturali al limite del grottesco. Stallone gonfio e invecchiato sembra un cetaceo spiaggiato (è difficile reprimere l’impulso di alzarsi e ributtarlo in mare). La trama è scontata e dozzinale: i cattivi che trucidano innocenti, l’eroe disilluso e solitario, i medici missionari ingenui, la bella da salvare, i mercenari della squadra di salvataggio incazzosi e incapaci.

L’unico raggio di speranza lo si ha alla fine, mentre scorrono i titoli di coda. Si vede in lontananza John Rambo che, tornato negli USA, cammina verso il suo ranch. Che sia finalmente l’ultimo e definitivo capitolo di Rambo? Che uno dei cavalli ripresi nell’inquadratura riesca a calpestare il protagonista?

Voto: 7 secchi di vomito

Caccia ad aquila 1

 

cacciaquila1

Caccia ad aquila 1 di Henry Crum (USA 2006)

Davvero imbarazzante vedere Rutger Hauer costretto a recitare in questo war-movie spazzatura a basso costo. Ambientato nelle Filippine, racconta di un’improbabile offensiva di unità militari statunitensi e  filippine contro ribelli legati ad Al-qaida. Durante l’azione un elicottero USA viene abbattuto e due degli occupanti catturati. Hauer che interpreta un generale al comando delle truppe statunitensi decide di inviare una squadra di soldati alla ricerca dei prigionieri e per sventare la minaccia terroristica.

Il film è squallido e di una noia mortale. Mal girato, mal recitato, costruito su una sceneggiatura esilarante e dal montaggio surreale. Così trash che  in ogni momento ci si aspetta di veder sbucare dalla giungla il suv immacolato di Chuck Norris. Il regista tenta, senza riuscirci, di ispirarsi allo stile narrativo bellico di “Black hawk down” e di “Band of brothers”, ma ogni singolo fotogramma grida a piena voce la pochezza di mezzi, idee e talento di questa pellicola. 

Voto: 8 secchi di vomito

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Miracolo a Sant’Anna

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Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee (USA/Italia 2008)

Sì lo so, l’ultima fatica di Spike Lee ne ha già passate tante. Bersagliato dalla critica sia negli Stati Uniti che in Italia, un disastro al botteghino, travolto da una vespaio di polemiche (perlopiù inutili o strumentali)  sulle inesattezze storiche, o accuse di revisionismo. A questo riguardo, in genere ritengo che sia sbagliato considerare un film sullo stesso piano di un documentario o di un saggio storico e che sia comprensibile che un’opera di fiction romanzi alcuni fatti, prendendosi alcune licenze creative. Ma devo ammettere che stavolta mi trovo d’accordo con una delle critiche mosse. Se davvero la trama pretendeva un complice della strage tra i partigiani e quindi una forzatura di un certo peso della realtà storica, sarebbe stato molto meglio non fare riferimento ad una strage di civili in particolare, ma crearne una fittizia, adatta alle esigenze narrative. 

Premetto che trovo encomiabile che si parli degli orrori del nazifascismo, soprattutto in tempi in cui c’è una certa tendenza a dimenticare o minimizzarne la gravità.  Ma questo non toglie che che il film in quanto opera narrativa fatichi a funzionare. Spike Lee tenta di reinventare completamente il genere bellico, mescolando troppi elementi: il razzismo in patria e nell’esercito, la brutalità della guerra, la fame e il malcontento tra file tedesche, gli attriti e le diversità all’interno della stessa pattuglia, le contraddizioni del confronto tra fascisti e partigiani, gli eccidi di civili, l’elemento magico del bambino, il prologo del reduce invecchiato, le scene di combattimento, i flashback e l’epilogo melenso. Troppi eventi, sfaccettature e chiavi di lettura che finiscono per trasformare il film in un minestrone confuso. A questo si aggiungano parecchie cadute di livello: molte scene tra cui quelle ambientate negli stati uniti dopo la guerra sono stentate, l’apparente difficoltà a dirigere gli attori italiani, una certa povertà di regia e dinamismo nelle scene di azione. Il risultato è un film ambizioso, confuso e frammentario. decisamente deludente.

Voto: 6 secchi di vomito

Rescue dawn

 

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L’alba della libertà (Rescue Dawn) di Werner Herzog (USA 2006)

Per la serie: sul set non dovrebbe mai mancare un’adeguata scorta di psicofarmaci.

Erano anni che Herzog voleva girare un lungometraggio ispirato alla storia del pilota statunitense di origine tedesca Dieter Dengler, che venne abbattuto durante la guerra in vietnam e fatto prigioniero. Herzog aveva già realizzato un documentario nel 1997 dedicato a Dengler. Finalmente (o purtroppo) nel 2006 il regista tedesco riesce a trovare un produttore statunitense abbastanza ingenuo da finanziargli il film. Nasce così la delirante messa in opera di Rescue Dawn.

Gli aneddoti sulla realizzazione del film si sprecano. Herzog che con il suo solito direttore della fotografia feticcio trascina gli attori in mezzo alla giungla, cercando di seminare il resto della dell’odiata troupe hollywodiana. Gli attori che si sottopongono a una dieta da lager per perdere abbastanza peso (nelle scene a torso nudo gli attori sono di una magrezza impressionante), Christian Bale che mangia vermi vivi a cucchiaiate nella scena del cibo marcio. La troupe assolutamente sconcertata per  l’approccio brutale e al limite dell’amatoriale del regista. Gli attori lasciati ammanettati a lungo ai ceppi anche durante le pause tra un ciak e l’altro. Gli altri operatori della troupe che, perplessi per il fatto che Herzog si ostini a riprendere la scena da un unico punto di vista statico, fanno delle riprese di nascosto sperando che poi in fase di montaggio Herzog le usi (cosa che poi non accadrà). Gli attori che recitano in balia di loro stessi e dell’idea di avere l’occasione per far brillare la loro stella anche nel firmamento del cinema d’autore.

Quello che ne consegue è un disarmante Fitzcarraldo nella giungla del Laos, ripreso con una piattezza quasi documentaristica, con scene in cui la recitazione è imbarazzante e grottesca, come quella in cui Dieter viene interrogato dopo la liberazione da degli improbabili e caricaturali agenti della CIA. L’aspetto più ridicolo poi è che nonostante Herzog abbia girato gran parte del film in luoghi sperduti e nel folto della giungla, sembra comunque che in molte scene gli attori si muovano nella vegetazione sul bordo di una statale. Ma questo è probabilmente imputabile alla tecnica di ripresa statica scelta Herzog, da telecamera del bancomat.

Oltre a Christian Bale che interpreta Dieter Dengler, troviamo Steve Zahn che si cimenta con un ruolo non comico e quel pazzo scatenato di Jeremy Davies, schiavo della sua insopportabile caratteristica recitazione, gesticolante da squilibrato.

Voto: 6 secchi di vomito

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