
The mist di Frank Darabont (USA 2007)
Erano alcune settimane che “The mist” cercava di attirare la mia attenzione, tossendo con discrezione, ogni volta che passavo davanti allo scaffale dei dvd in noleggio del supermercato dove faccio acquisti. Stava sepolto nell’angolo dei thriller a basso budget, con molte copie polverose dietro la copertina, segno inequivocabile di scarsa capacità attrattiva sulla clientela del supermercato.
Mi ricordavo di quel racconto di King. Faceva parte di “Scheletri” una raccolta di racconti di Stephen King pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer. Un racconto che a volte mi era tornato in mente, facendo la spesa la sera in qualche supermercato di periferia mentre fuori, oltre le vetrate, la nebbia padana si infittiva. Ma ho esitato a noleggiare il dvd. Per qualche bizzarra maledizione azteca, la maggior parte delle riduzioni cinematografiche o televisive dei romanzi o racconti di King sono state deludenti. Eccetto quel capolavoro di “The shining” di Kubrick (film che poi King ha criticato e rinnegato), Misery e forse qualche altro film, la restante parte delle altre trasposizioni è finita in impietose riduzioni con attori mediocri, regie confuse ed effetti speciali imbarazzanti. Molte delle quali in produzioni in cui King era attivamente coinvolto. È incredibile infatti, come un uomo con un tale talento nella scrittura possa provocare tanti danni ogni qual volta che la produzione sia tanto stupida da non rinchiuderlo in uno sgabuzzino degli studios fino alla fine delle riprese.
Ma come dicevo… temendo l’ennesimo imbarazzante horror tv, ho desistito, e in seguito ho palesemente ignorato il dvd. Finché un giorno ho deciso di dargli una possibilità. In fondo amo gli horror ambientati nei supermercati e nei centri commerciali. Ho sempre trovato affascinante come quegli spazi aperti, illuminati, apoteosi della ricchezza e abbondanza, possano trasformarsi in ricche zone di caccia per mostruose creature oppure castelli falsamente rassicuranti per degli umani braccati e assediati dall’orrore in attesa oltre le linea delle casse e dei carrelli.
Dunque torno a casa, lo metto nel lettore ed ecco la sorpresa: Il film non è affatto male. Inquietante, claustrofobico con un senso di minaccia che man mano si amplifica, come nel racconto di King. Un racconto corale dove il terrore mette a nudo rancori, differenze sociali, superstizione, follia religiosa e istinto di sopravvivenza. Certo non è un capolavoro, ma la regia è buona, credibile, la recitazione sia dei protagonisti che dei comprimari è discreta, gli effetti speciali e le creature di un livello qualitativo accettabile. C’è un uso abbastanza oculato della computer graphic. Anche le scene violente e l’uso del sangue sono adeguate al tipo di film ma non eccessive. Complice forse il tipo di ambientazione che non ha fatto pesare eventuali limiti di budget, ma il risultato è decisamente buono. Un film di genere, onesto, equilibrato. I personaggi sono indubbiamente in linea con gli stereotipi del film horror corale. Ma sono diretti senza eccessiva monodimensionalità, ne retorica esagerazione. Psicologicamente ben disegnati ed integrati nel mosaico collettivo delle caratterizzazioni.
Atipico e degno di nota anche il disperato ed inquietante finale che coraggiosamente si discosta dal finale aperto e probabilmente poco cinematografico del racconto di King.
voto: 2 secchi di vomito

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