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Mirrors- Riflessi di paura

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Mirrors- Riflessi di paura di Alexandre Aja (USA 2008)

Alexandre Aja, il giovane regista francese che aveva fatto ben sperare con il remake di “Le colline hanno gli occhi”, ci riprova con il remake di una pellicola coreana. Per inciso, ormai è davvero raro trovare un film horror che non sia il remake di qualcosa: un lungometraggio asiatico, un fumetto, un horror d’epoca, una serie televisiva, una scatola di cereali.

Ad esempio, se siete a una festa e vi state annoiando, cercate l’immmancabile gruppetto nerd che molto probabilmente starà discutendo di qualche film horror. Rimanete in silenzio per qualche secondo, poi scuotendo la testa dite: “Vero, non è male. Ma non è neppure lontanamente paragonabile all’originale.” Anche se non avete la benché minima idea di quale sia l’argomento della disputa, molte teste assentiranno con aria grave, pacche cameratesche verranno battute sulle vostre spalle, birre vi verranno offerte e il padrone di casa vi infilerà in mano, con aria complice, un introvabile dvd splatter indonesiano dal titolo “la risaia assassina”. Ovviamente bevete le birre, ma buttate il dvd.

Ma torniamo al film in questione. Ben Carson, Un ex-detective della polizia caduto in disgrazia viene assunto come guardiano notturno di un inquietante edificio che anni prima era stato un grande magazzino devastato da un terribile incendio. Lentamente Carson viene inghiottito in una spirale di orrore e allucinazioni. Riflesse nei grandi specchi dell’edificio, vede scene spaventose, come se un’intelligenza maligna li abitasse e cercasse di comunicare con lui. Il film quindi sembra promettere bene. Non brilla certo per l’originalità, ma il regista cerca almeno di uscire dallo stampo dell’horror seriale, con un primo tempo abbastanza angosciante che culmina nell’orribile morte della sorella di Carson. Nel secondo tempo invece, nonostante gli apprezzabili tentativi del regista di prendere in contropiede lo spettatore con qualche svolta imprevista, il film comincia a zoppicare. La storia si spezza in due. Da una parte ci sono la moglie e i figli del protagonista che ora si trovano assediati da una minaccia invisibile, dall’altra c’è la frenetica indagine di Carson per riuscire a salvare la propria famiglia. Questa parte su due binari è meno convincente. Il regista si dilunga troppo, L’atteso scontro finale con l’entità maligna in versione nonna-invasata è un filo comico. Il povero Kiefer Sutherland nei panni di Carson corre, si sbraccia e si angoscia nel difficile e non riuscito tentativo di sdoganarsi dal celebre personaggio-tv di Jack Bauer di “24″. La storia affonda lentamente così fino alla fine, dove un’inaspettata e apprezzabile chiusura salva parzialmente il film.

Quindi che dire… non si può negare che qui e là la pellicola funzioni e che nell’insieme la macchina orrorifica faccia il suo mestiere: si salta sulla sedia, si fanno gridolini, ci si disgusta nelle scene splatter. Ma rimane la sensazione che “riflessi di paura” abbia pagato amaramente alcuni errori di registro nel racconto, di sceneggiatura e di casting.

Voto: 5 secchi di vomito

The mist

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The mist di Frank Darabont (USA 2007)

Erano alcune settimane che “The mist” cercava di attirare la mia attenzione, tossendo con discrezione, ogni volta che passavo davanti allo scaffale dei dvd in noleggio del supermercato dove faccio acquisti. Stava sepolto nell’angolo dei thriller a basso budget, con molte copie polverose dietro la copertina, segno inequivocabile di scarsa capacità attrattiva sulla clientela del supermercato.

Mi ricordavo di quel racconto di King. Faceva parte di “Scheletri” una raccolta di racconti di Stephen King pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer. Un racconto che a volte mi era tornato in mente, facendo la spesa la sera in qualche supermercato di periferia mentre fuori, oltre le vetrate, la nebbia padana si infittiva. Ma ho esitato a noleggiare il dvd. Per qualche bizzarra maledizione azteca, la maggior parte delle riduzioni cinematografiche o televisive dei romanzi o racconti di King sono state deludenti. Eccetto quel capolavoro di “The shining” di Kubrick (film che poi King ha criticato e rinnegato), Misery e forse qualche altro film, la restante parte delle altre trasposizioni è finita in impietose riduzioni con attori mediocri, regie confuse ed effetti speciali imbarazzanti. Molte delle quali in produzioni in cui King era attivamente coinvolto. È incredibile infatti, come un uomo con un tale talento nella scrittura possa provocare tanti danni ogni qual volta che la produzione sia tanto stupida da non rinchiuderlo in uno sgabuzzino degli studios fino alla fine delle riprese.

Ma come dicevo… temendo l’ennesimo imbarazzante horror tv, ho desistito, e in seguito ho palesemente ignorato il dvd. Finché un giorno ho deciso di dargli una possibilità. In fondo amo gli horror ambientati nei supermercati e nei centri commerciali. Ho sempre trovato affascinante come quegli spazi aperti, illuminati, apoteosi della ricchezza e abbondanza, possano trasformarsi in ricche zone di caccia per mostruose creature oppure castelli falsamente rassicuranti per degli umani braccati e assediati dall’orrore in attesa oltre le linea delle casse e dei carrelli.

Dunque torno a casa, lo metto nel lettore ed ecco la sorpresa: Il film non è affatto male. Inquietante, claustrofobico con un senso di minaccia che man mano si amplifica, come nel racconto di King. Un racconto corale dove il terrore mette a nudo rancori, differenze sociali, superstizione, follia religiosa e istinto di sopravvivenza. Certo non è un capolavoro, ma la regia è buona, credibile, la recitazione sia dei protagonisti che dei comprimari è discreta, gli effetti speciali e le creature di un livello qualitativo accettabile. C’è un uso abbastanza oculato della computer graphic. Anche le scene violente e l’uso del sangue sono adeguate al tipo di film ma non eccessive. Complice forse il tipo di ambientazione che non ha fatto pesare eventuali limiti di budget, ma il risultato è decisamente buono. Un film di genere, onesto, equilibrato. I personaggi sono indubbiamente in linea con gli stereotipi del film horror corale. Ma sono diretti senza eccessiva monodimensionalità, ne retorica esagerazione. Psicologicamente ben disegnati ed integrati nel mosaico collettivo delle caratterizzazioni. 

Atipico e degno di nota anche il disperato ed inquietante finale che coraggiosamente si discosta dal finale aperto e probabilmente poco cinematografico del racconto di King.

voto: 2 secchi di vomito

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