
Doomsday di Neil Marshall (Gran Bretagna/USA/Sudafrica 2008)
Vi piacciono i collage? Trascorrere pomeriggi piovosi armati di giornali, forbici e colla in stick? Allora amerete questo film. Marshall infatti compone un chiassoso, rutilante e noioso omaggio a “1997: fuga da New York” e a tutta una serie di pellicole d’azione e di fantascienza (Mad Max, I guerrieri della notte, Resident Evil, Aliens, Excalibur, tanto per citarne alcuni). La trama è semplice. In Scozia dilaga una micidiale e incontrollabile epidemia. Il governo Inglese temendo una pandemia mondiale decide di isolare completamente la regione tramite la posa di mine lungo la costa e la costruzione di un alto muro, protetto da armi ad attivazione automatica, lungo tutto l’antica linea del Vallo di Adriano. La Scozia, lasciata in balia del virus e dell’anarchia, diventa prima un girone dantesco poi un enorme cimitero a cielo aperto. Trenta anni dopo, La Gran Bretagna è in ginocchio per una spaventosa crisi economica. A Londra vengono identificati nuovi casi del terribile virus. Una squadra di soldati viene inviata in Scozia alla ricerca di sopravvissuti e informazioni scientifiche sul virus che permettano di ottenere un vaccino. Questa è la parte intrigante del film (circa 10 minuti), il resto di Doomsday è un susseguirsi di sparatorie, scazzottate, banchetti cannibali con punk tribali, duelli medioevali e inseguimenti. Dove la prevedibilità, la cronica mancanza di originalità e un continuo senso di déjà-vu cinematografico spazzano ogni divertimento e interesse per la storia e per la sorte della nostra testosteronica eroina e dei suoi compagni.
Una pellicola terribilmente deludente, soprattutto considerando che è opera di Neil Marshall, quel geniale regista ci ha regalato film come “Dog soldiers” e quel piccolo capolavoro horror di “The descent”.
Voto: 6 secchi di vomito
![]()
Commenti recenti