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Twilight

 

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Twilight di Catherine Hardwicke (USA 2008)

Come Edward, il tenebroso ma romantico protagonista di Twilight, è difficile resistere al richiamo del sangue caldo e non fare brandelli di questa pellicola nero-rosa per ragazzine. Ma sarebbe come andare in campo nudisti per ottantenni e lamentarsi indignati per l’oltraggio al pudore. Non avrebbe molto senso.

Per cui, visto che un’amica me ne aveva parlato bene, ho affittato il dvd e l’ho guardato continuando a ripetermi: “Non ridere, è un horror sentimentale per ragazzi, sta facendo solo il suo mestiere”. Ed è quello che fa anche Catherine Hardwicke, regista con parecchia esperienza nel raccontare storie di adolescenti, vedi “Lords of Dogtown” e “Thirteen”. D’altra parte la serie di romanzi, da cui è tratto il film, spopola tra le ragazzine di mezzo mondo ed è evidente che la produzione ambisca a una trilogia che risponda anche a precise specifiche commerciali. Sotto questo aspetto sembra che la regista abbia fatto un buon lavoro. C’è un certo ritmo, la regia è discreta, una fotografia efficace, il liceo dove studiano i protagonisti non è eccessivamente stereotipato (perlomeno al confronto della maggior parte delle pellicole rivolte a questa fascia di età). Le tematiche per l’immedesimazione tipiche del genere ci sono tutte o quasi: ricerca d’identità, riconoscimento sociale e affettivo, tema del diverso, amore, desiderio, sesso e soprattutto il non-sesso. 

I protagonisti sono abbastanza bravi e gli attori nel complesso sembrano ben diretti. Robert Pattinson veste i panni del vampiro bello e tormentato, con un viso scolpito nel cerone e una capigliatura da cono gelato. L’affascinante Kristen Stewart invece è Bella Swan, l’introversa e romantica protagonista femminile. Poi vabbè, è chiaramente la fiera del più fico e dello struggimento facile. I dialoghi talvolta superano abbondantemente la soglia del ridicolo. Le scene d’azione un po’ troppo ginniche ed ogni tanto si tende a russare. Ma ci sono almeno un paio di cose divertenti. Ad esempio i tagli di capelli acrobatici e la buffa, ma allo stesso tempo inquietante, famiglia vampiresca di Edward. Una specie di famiglia Bradford dei predatori, dove tutti (o quasi) sono affabili, simpatici premurosi e costantemente impegnati a non sventrare i vicini.

Mi ha incuriosito leggere di alcune critiche che lamentavano l’eccessiva facilità con la quale la protagonista prendeva in esame l’ipotesi che l’oggetto dei suoi turbamenti potesse essere un vampiro. Io, al contrario, ho passato metà del film chiedendomi come lei potesse non accorgersene. Lui e gli altri membri della sua famiglia si aggiravano spettrali e pallidi come platesse, con una forza sovrannaturale e una temperatura corporea da torta gelato. Mancava solo un cartello al collo con scritto: sono allergico ai paletti in frassino.

Per concludere, non posso certo dire che mi sia piaciuto, ne che sia un capolavoro. Personalmente, in questa categoria, preferisco film come “Donnie Darko” oppure “Juno”. Ma devo ammettere che non mi ha annoiato come temevo e che, nel complesso, è fatto con una certa perizia. Presumo quindi che, visto il successo al botteghino e la serie di nodi lasciati irrisolti in chiusura del film, dovremo aspettarci, per la gioia delle ragazzine di mezzo mondo, di rivedere Edward e Bella in altrettanti seguiti. Ma stavolta, senza offesa all’amica, io credo che girerò alla larga.

voto: 5 secchi di vomito

5secchi



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