
Babylon A.D. di Mathieu Kassovitz (USA/Francia 2008)
L’obiettivo era ambizioso: prendere un promettente regista europeo, un cast internazionale di un certo livello, un budget non stellare ma adeguato, un romanzo che si presti a dare gli elementi per un kolossal fantascientifico e da tutto questo riuscire ad ottenere un film tamarro e soporifero. Obiettivo centrato pienamente, direi.
Kassovitz, attore e regista francese, famoso anche per aver interpretato l’oggetto dei desideri della protagonista de “Il mondo di Amelie”, oltre che per aver diretto l’apprezzatissima pellicola d’esordio “L’odio”, si cimenta in un apocalittico sparatutto che sembra più un file zippato che un film.
Tratto dal romanzo futuristico “Babylon babyes” di Maurice Dantec, il film narra le vicende di Toorop, un mercenario del ventunesimo secolo che deve scortare due misteriose monache attraverso un mondo postbellico fino a una New York ipertecnologica. Un film promettente letto così, ma il regista tenta di comprimere troppi elementi nella pellicola, e ne ricava un film confuso e frammentario. Dove tutto è giocato all’eccesso, nelle scene d’azione, nel ritmo, nei tempi, nella quantità di situazioni raccontate. Il risultato è una girandola continua di sparatorie, inseguimenti, ambientazioni, personaggi abbozzati, il tutto raccontato con un registro che sembra perennemente indeciso, in bilico tra la verosimiglianza e il grottesco.
In questo modo sia le scene d’azione e che quelle più emotive mancano completamente di pathos, lasciando lo spettatore con le sopracciglia corrugate per tutto il film, nell’impegnativo compito di orientarsi in questa confusa matassa di elementi slegati, o anche solo di provare una qualsiasi simpatia o interesse per i protagonisti del film.
E tra queste macerie narrative si aggira armato solo della sua monoespressività, Vin Diesel, Uno degli attori più tamarri e indigesti che Hollywood ci abbia fatto subire. Palesemente mal diretto, sempre ammettendo che possa comunque funzionare in ruolo che non sia da comprimario o in un film non corale.
Va detto che il regista ha lamentato pesanti ingerenze da parte della produzione, che hanno portato ad un parziale stravolgimento del film (sempre secondo le dichiarazioni di Kassovitz). Rimane il dubbio se una maggiore autonomia del regista avrebbe potuto giovare o no a questa catastrofe di pellicola.
voto: 7 secchi di vomito

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