
Lie to me di Samuel Baum (2009)
Serie tv palesemente ispirata alla formula di “Criminal Minds” e “Dr. House”. Anche qui abbiamo un protagonista famoso nel suo campo, geniale ed eccentrico. In dottor House è il medico più famoso e geniale di una moderna struttura ospedaliera. In “Lie to me” il dr. Lightman (Tim Roth) è il fondatore di una società di consulenza specializzata nel riconoscere emozioni e menzogne nella mimica e nelle microespressioni delle persone e degli indagati. Come in “Dr. House”, anche in “Lie to me” il protagonista è un attore inglese di una certa fama. Ma le similitudini tra le due serie si fermano purtroppo solo alle intenzioni di Samuel Baum.
“Dr. House” infatti è un’ottima serie. Ben scritta, con un buon equilibrio tra umorismo e dramma. Sorretta soprattutto dalla bravura di Hugh Laurie che ha costruito un magistrale esempio di geniale, eccentrico, simpatico stronzo. In “Lie to me” invece il protagonista è solo stronzo e parecchio antipatico. Tim Roth sembra preoccupato principalmente a esibire il suo passato di attore con la A maiuscola e non riesce a creare la minima complicità con lo spettatore. Il risultato è un protagonista irritante e supponente. La sceneggiatura non aiuta perché pompa troppo sull’infallibilità di Lightman e sul suo passato nell’antiterrorismo e nei servizi segreti britannici. Nella terza stagione è evidente il tentativo degli autori di cambiare registro e rendere meno “vincente”, più umano e simpatico il protagonista. Ma ci riescono solo in parte. La serie continua a non funzionare e gli episodi passano continuamente dalla noia al fastidio per l’interpretazione di Tim Roth.

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