Archivio per giugno 2009

Il club di Jane Austen

clubjane

Il club di Jane Austen di Robin Swicord (USA 2007)
Scialbo film corale sentimentale che tenta di cavalcare l’interesse del pubblico per le pellicole ispirate alle opere o alla vita della Austen.
Il film non è particolarmente recente, ne molto interessante. Perché ne parlo? E chi lo sa.
Tratto dal romanzo omonimo di Karen Joy Fowler, il film ambientato ai giorni nostri, racconta di un gruppo di donne che per aiutare un’amica travolta dal crollo del suo matrimonio, decide di fondare un club di lettura e discussione dedicato ai romanzi della celebre scrittrice inglese. Nel gruppo coinvolgono anche una giovane insegnante che si sente trascurata dal marito e un ricco nerd della silicon valley ecologista e appassionato di fantascienza.
Robin Swicord, sceneggiatrice che per la prima volta si cimenta nel ruolo di regista, tenta di ricreare gli schemi e gli intrecci tipici della Austen; ma si sa, il cinema è impietoso con le storie e/o i personaggi che necessitino di molto tempo per svilupparsi. Il film è penalizzato dall’eccessiva ambizione e da una regia televisiva. Ci si annoia spesso, soprattutto nel primo tempo e quando finalemente gli intrecci si fanno vagamente interessanti e i personaggi cominciano a prendere spessore il film termina con un lieto fine accelerato.
Non posso certo dire che sia un brutto film. C’è un sincero tentativo di costruire un moderno omaggio alla formula narrativa e alle opere della Austen, inoltre dialoghi e intrecci riescono almeno parzialmente a creare un quadro narrativo. Ma rimane un tentativo riuscito solo in parte.
Voto: 3 secchi di vomito
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Lasciami entrare

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Lasciami entrare di Tomas Alfredson (Svezia 2008)
Colgo l’occasione per parlare di un altro film svedese. Una bizzara e cruenta storia d’amore e amicizia ambientata negli anni 80 nella periferia di Stoccolma tra una ragazzina vampira ed un introverso ragazzino tormentato da una banda di coetanei. Il film è intrigante e toccante, un piccolo capolavoro di neve, caseggiati e sangue. Un’interpretazione minimalista del vampirismo, con piccoli dosati tocchi di ritocco digitale, quanto basta per rendere credibile la vampira. Anni luce dalla zuccherosa e artificiale finzione degli horror-rosa come “Twilight” con la loro corsa a chi è più fico e allo struggimento facile.
Notevole la regia nelle scene violente; riprese con camera fissa da una certa distanza, come se ci fossimo appena affacciati al balcone per incappare in un omicidio, dove le esitazioni, la goffaggine del carnefice (l’uomo che accompagna la bambina vampira) rendono ancora più credibili e macabre le uccisioni. Fantastica per la sua semplicità ed eleganza anche la strage finale, vista in camera fissa dall’interno della piscina sotto il pelo dell’acqua, dove solo piccole pennellate di azione e sangue lasciano intendere ciò che sta accadendo ai bordi della piscina.
Avevo sentito parlare di questo film, dei premi ricevuti. Ma ciò nonostante ero prevenuto verso un film di vampiri europeo. Invece è stata una bella sorpresa.
Voto: zero secchi di vomito
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Fireproof

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Fireproof di Alex Kendrick (USA 2008)
Ero incerto se noleggiare un film horror, poi ho notato questo film.
Ho pensato (ed è un’attività per la quale evidentemente non sono molto portato) “Ottima idea, sarà un drammone sentimentale sui pompieri, una via di mezzo tra fuoco assassino e Always”. L’ho noleggiato ed ho scoperto che, a suo modo, è un horror.
La prima scena in ospedale dove lavora la moglie del pompiere protagonista comincia subito a promettere male: fotografia da film tv, gnocca fuori parte infilata in un vestito da venditrice di bibbie che cerca di interpretare il ruolo della PR dell’ospedale. Ma il peggio deve ancora venire.
La trama infatti (in soldoni) è questa: Il matrimonio tra il pompiere agnostico e la PR malvestita è al punto di rottura. I due litigano, sono insoddisfatti, non si comprendono, ma ecco che arriva il padre di lui, che gli dice che da quando ha scoperto il Signore la sua vita è cambiata e che spinge il vigile del fuoco a seguire un tabella di marcia di 40 giorni dove dovrà imparare a essere gentile e premuroso con la moglie, a distruggere il suo computer che lo tentava con la lussuria e la pornografia del web, e al termine di questa sofferta conversione, i problemi si appianeranno, il matrimonio sarà salvo, i rapporti coi colleghi e coi genitori miglioreranno e il pompiere sarà pronto a salvare con la fede e con la tabella di marcia il matrimonio di un nuovo amico.
Avete i brividi? Vi capisco, è la prima volta che mi imbatto in un film di propaganda cristiana nascosto come una trappola vietcong tra gli scaffali delle prime visioni di un videonoleggio. Avete fatto il mio stesso errore e l’avete affittato? Niente panico. Non aprite la custodia del dvd e riportatela tenendola con due mani con estrema cautela e senza movimenti bruschi al più vicino videonoleggio.
Voto: 8 secchi di vomito
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Uomini che odiano le donne

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Uomini che odiano le donne di Niels Arden Oplev (Svezia, Danimarca 2008)

thriller svedese tratto dal primo romanzo della vendutissima trilogia di Stieg Larsson.

Sinceramente temevo peggio, invece c’è una buona fotografia, un buon cast di attori credibili, una buona narrazione. Certo nel primo tempo la regia zoppicante e alcune ingenuità nel montaggio ricordano più “L’ispettore Derrick” che un thriller cinematografico moderno, ma nella seconda parte del film la narrazione diventa più scorrevole. Apprezzabili anche alcune drammatiche forzature che si discostano dai canoni classici del film con ambizioni da blockbuster, come la scena dello stupro.
Le scene di azione negli esterni sono poche e ben dosate, ed è una saggia scelta, perché il regista sembra muoversi con difficoltà su questo terreno e ricadere di nuovo negli schemi da regia televisiva.
Molta dell’efficacia del pellicola è dovuta al personaggio della protagonista femminile, Lisbeth, la borchiata e tatuata hacker dal passato tormentato, interpretata dalla bravissima Noomi Rapace. Anche gli attori secondari sono ben scelti. Lascia un filo perplessi il protagonista maschile Michael Nyqvist, che arranca spaesato con sguardo bovino nella scia della notevole interpretazione della sua compagna di indagini.
Pare che i capitoli successivi della trilogia verranno affidati ad un altro regista, e questo un poco mi rassicura.
Voto: 2 secchi di vomito
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Denti

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Denti di Mitchell Lichtenstein (USA 2007)
Mitchell Lichtenstein (figlio del famoso artista Roy Lichtenstein) firma un bizzarro ed inquietante film che ha come protagonista Dawn (una verginale adolescente cresciuta in una cittadina dominata dalle ciminiere di una centrale nucleare).
Dawn (Jess Weixler) ha una madre malata di cancro, un babbo affettuoso,  un cattivo fratellastro (John Hensley) e divide il suo tempo tra lo studio e le conferenze per propagandare la scelta della verginità. Un giorno conosce quello che sembra il ragazzo giusto e comincia a frequentarlo, ma un momento di intimità sfocia in una specie di stupro e si conclude bruscamente con l’amputazione del pene del fidanzatino. Lei infatti scoprirà di avere una seconda dentatura affilata a difesa della vagina.
Quello che sembrava un film comico per adolescenti diventa un provocatorio horror, dove si ironizza sul neopuritanesimo apparso recentemente nella provincia americana, con la censura di immagini sui libri di educazione sessuale, con il culto organizzato della verginità.
Il regista gioca con gli stereotipi dei teen-movie, con il mito della castrazione, della vagina dentata, con la punizione del sesso fatto senza amore. Si mostra relativamente pudico nelle scene di sesso, ma non lesina certo sulle scene splatter, con dita amputate e monconi di pene zampillanti sangue.
Un film indubbiamente curioso e provocatorio, ma che non sembra riuscire a funzionare del tutto, ad andare oltre alla provocazione.
Voto: 3 secchi di vomito
3secchi

The plan

The last drop

The plan di Colin Teague (2005)

Film-ciarpame ambientato in Olanda nel 1944 durante l’operazione alleata “Market garden”. Nella pellicola un improbabile gruppo di paracadutisti inglesi viene mandato a recuperare un tesoro nascosto dai nazisti. Vi risparmio il resto della confusa e banale trama. Dico solo che Colin Teague, regista inglese di telefilm andrebbe braccato con i cani e costretto a darsi al giardinaggio. 

Girato nei paesi dell’est Europa come molti altri film a basso budget (Romania probabilmente, visti i nomi della troupe), il film brilla per una totale assenza della recitazione, per un trama frammentaria e delirante, per una regia patetica e per le peggiori scene aeree in CG degli ultimi anni (quasi rimpiangevo i modellini dei film catastrofici degli anni 70).

Il film vede anche la partecipazione di David Zane, che dopo “Memphis Belle” torna a vestire i panni del pilota alleato. Chiaramente i punti contatto tra i due si limitano alla presenza dell’attore. “Memphis belle” è un buon film sulle fortezze volanti, “The plan” è solo spazzatura su pellicola.

Da sottolineare anche l’insensato cambio di titolo della distribuzione italiana (“the last drop” nell’originale) e il terribile doppiaggio.

Voto: 8 secchi di vomito

8secchi

the plan di Colin Teague (2005)
film-ciarpame ambientato in Olanda nel 1944 durante l’operazione alleata “Market garden”. Nella pellicola un improbabile piccolo gruppo di paracadutisti inglesi viene mandato a recuperare un tesoro nascosto dai nazisti. Vi risparmio il resto della confusa e banale trama.
Dico solo che Colin Teague, regista inglese di telefilm andrebbe braccato con i cani e costretto a darsi al giardinaggio. 
Girato nei paesi dell’est Europa (Romania probabilmente, visti i nomi della troupe) il film brilla per una totale assenza della recitazione, per un trama frammentaria e delirante, per una regia patetica e per le peggiori scene aeree in CG degli ultimi anni (quasi rimpiangevo i modellini dei film catastrofici degli anni 70).
Il film vede anche la partecipazione di David Zane, che dopo “Memphis Belle” torna a vestire i panni del pilota alleato. Chiaramente i punti contatto tra i due film si limitano a questo. “Memphis belle” è un buon film sulle fortezze volanti, The plan è solo spazzatura su pellicola.
Da sottolineare anche l’infelice e inutile cambio di titolo (“the last drop” nell’originale) e il terribile doppiaggio in italiano).
voto: 8 secchi di vomito



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